La mia malata storia

La classica minestra riscaldata. Questa è stata la mia storia.
Eppure mi ci sono immersa in questa minestra riscaldata, mi ci sono immersa tutta, mi piaceva, l’adoravo, l’amavo, ne uscivo pazza e non riuscivo a non cibarmene di questa minestra riscaldata.

Siamo stati insieme fra il 2005 e 2006 quando io avevo appena 15 anni e lui 17. E’ stato il mio primo: amore, primo con cui ho perso la verginità, primo con cui ho condiviso… il primo. Non abbiamo mai avuto un rapporto semplice, è sempre stato esplosivo, nel bene e nel male, i litigi non vi dico quanto erano pesanti. Però poi quando si faceva pace stavamo meglio di prima.
Lui intraprese la carriera militare, stando lontano da me: riuscivamo a vederci un paio di weekend al mese, se andava bene e all’età di 16 anni era pesante per me. Vedevo tutte le mie amichette con i loro fidanzatini che uscivano il weekend insieme, le venivano a prendere a scuola, andavano a fare gite da qualche parte, eccetera. Io avevo un rapporto col telefono, fra sms e chiamate che ci aiutavano ad accorciare la distanza che c’era tra noi.
Piccola e immatura com’ero non sono riuscita a sostenere il tutto, dopo un anno l’ho lasciato soffrendo atrocemente.
Non l’ho mai dimenticato ma per non soffrire mi sono convinta che non eravamo fatti per stare insieme.

Nel 2009 riprendono i contatti, usciamo insieme ogni tanto da AMICI, cinema, locali, tante risate e qualche effusione innocente, nessun bacio né altro di più spinto. Solo affetto per una persona che non siamo riusciti a dimenticare: io non ho dimenticato lui, lui non ha dimenticato me. E l’alchimia si faceva sentire potente ma non riuscivo ad affrontarla, si scontrava con la convinzione che mi ero imposta che non eravamo fatti per stare insieme… fino al settembre 2010 dopo una stupenda serata di tante chiacchiere e risate… e tanti abbracci e baci… la passione è scoppiata, l’attrazione pure, il sentimento è riaffiorato.
Lui nel frattempo è entrato nel corpo della Polizia e lo trasferiscono a 125km circa da me. Sta volta è lui che non riesce ad affrontare la situazione e decide di non farsi più sentire.
Torna a dicembre, dicendomi che aveva avuto paura ma non riesce a togliermi dalla sua testa, che è pronto, che lui vuole stare insieme. Non riesco a fare a meno di buttarmi e mi butto.

Credo che solo i primi 2 mesi la nostra storia sia stata felice. I litigi e discussioni c’erano ma stavamo bene insieme, eravamo uniti, c’era intesa.
Dopo questi due mesi il disastro.
E io mi sono incastrata in un tunnel da cui non riesco ad uscire.
Non voglio entrare troppo nei dettagli e scrivere un poema ma semplicemente io l’ho amato così tanto da diventarne dipendente, da incastrarmi sempre di più in un rapporto malato, dove davo tutto a lui e toglievo a me perché lui non era mai contento, sempre insoddisfatto di tutto, dalle cose più importanti a quelle più stupide, da quelle più intime a quelle più superficiali. Aveva da ridire su tutto: com’ero, cosa facevo, cosa dicevo. Non dovevo comportarmi così, dovevo fare come diceva lui, dovevo stare attenta ai toni, al gesticolare, alle parole. Perché lui poteva arrabbiarsi con niente.
Non mi ha mai picchiata, ma ha frustrato il mio cuore, il mio orgoglio, la mia persona come non ha mai fatto nessuno.
Ci vuole comunque una spiegazione, un riassunto della persona, di quello che gli è successo, di quello che è diventato.

Lui è una persona fragile, con un’infanzia difficile. Classica storia di genitori separati, uno dei due si sposa di nuovo con una persona fredda e dispotica che non viene certo apprezzata dal bambino/ragazzo. L’altro genitore invece sparisce, non si fa sentire per anni. Dopo 10 anni circa, quando lui quindi è ormai più che maggiorenne, l’altro genitore ricompare, fra lacrime di gioia e abbracci di chi non si è visto per troppo tempo. Lui va a vivere con questo genitore per qualche anno, fino a quando questo genitore lo caccia di nuovo da casa. Lui, il ragazzo, torna a testa bassa con la coda fra le gambe dall’altro genitore, con la vergogna, con l’umiliazione di chi è stato abbandonato di nuovo. L’altro genitore lo accoglie di nuovo.

Immaginate come possa essere fragile una persona del genere.
Io, innamorata persa di lui, vedevo in questo ragazzo un’anima da salvare, da raccogliere e coccolare, da curare. Ne ero persa.

Lui mi diceva che mi amava, ogni volta che si litigava mi richiamava chiedendomi di tornare da lui perché senza me non può stare. Perché io sono tutto per lui, l’unica cosa importante a questo mondo, l’unica che gli ha dato amore, l’unica che lo fa sentire a casa.

Dopo 8 mesi di umiliazione, di denigrazione da parte sua nei miei confronti, dopo 8 mesi di dolore, di amore malato, di completa dedizione da parte mia per lui (per non parlare dello stress, dei 10 kg che ho perso, della fame che non avevo, delle malattie da stress che ho avuto) mi ha lasciata. Non gli davo quello di cui aveva bisogno. O forse non sapeva nemmeno lui cosa voleva e di conseguenza non poteva ottenerlo.

A fine ottobre 2011, dopo un mese che mi aveva letteralmente scaricata come un cane, vengo a sapere che lui vive la sua vita felice a 120km da qui, dove lavora e alloggia nel corpo della Polizia, che ha trovato una nuova fidanzata che “in poco tempo l’ha capito meglio di chi lo conosce da anni”.

Ho ritrovato la fame. Ho ritrovato la mia forma fisica. Sono più bella e sexy che mai, le occhiaie sono scomparse, tanti uomini e ragazzi si fanno avanti e non mi dispiace. Il velo di malinconia dai miei occhi è scomparso, ho scoperto che ci sono persone che mi apprezzano davvero per ciò che sono, che mi amano con i miei pregi e difetti e io amo loro. Sto bene di salute, ho passato l’inverno fino ad ora senza nemmeno un raffreddore.

Ma ogni settimana spendo 50 euro di seduta dalla psicologa. Di notte lo sogno ancora. E ogni cosa che faccio, ogni cosa dico, ogni persona che incontro, la paragono a quanto è stato.
Guardando le sue foto non vorrei riaverlo accanto. Ho sofferto davvero troppo.
Ma ammesso e non concesso che lui possa tornare… ho paura che sarebbe dura per me dirgli di andarsene.

La mia triste e malata storia.


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9 Comments

  1. Alessia

    La parola giusta l’hai trovata: dipendenza.
    Abbiamo tutti le nostre dipendenze, il segreto non è non averne, ma imparare a gestirle.
    E’ curioso come la tendenza sia quella di giustificare comportamenti non sani, relazioni che non funzionano, con “l’infanzia difficile”. Sai, non credo esistano infanzie felici. Certo, ci sono quelle più facili (che sembrano tali) e quelle dove fin da piccoli, s’impara a tirar fuori le armi. Ciò non toglie, che soffriamo e portiamo dolore, a chi ci tende una mano, come hai fatto tu con lui.
    Mai mettere da parte i propri bisogni. Salvo sapere quali sono.
    Ci si interroga, ci si deve “imparare”. Si deve piangere e si deve ridere di se stessi, ma ci si deve, soprattutto, conoscere.
    Da ciò che leggo, sei sulla strada giusta, sei in movimento. Brava!

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    • Cara Alessia,
      hai detto parole sante, cose giuste che purtroppo ho capito e conosciuto tardi…non dico troppo, perchè non è mai troppo tardi, ma tardi comunque. Sto facendo del mio meglio ma è dura. Ti ringrazio per l’incoraggiamento, ce la metto tutta :) !!!

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  2. Dipendenza….forse quello che anch’io vorrei negare ma in fondo al cuore un pò ho…nonostante due anni di convivenza e la scoperta tremenda che lei aveva un’altro…una coltellata al cuore….non ci siamo più setiti…questa persona mi ha fatto un male enorme…spero e prego di non sapere mai più niente di lei anche se in una piccola parte del mio cuore anche se è sbagliatissimo mi piacerebbe mi chiamasse per dirmi che ha sbagliato…ma non succederà mai

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    • Caro Paolo,
      grazie per aver letto la mia storia.
      i sentimenti e le emozioni non sono mai sbagliate nè giuste. Sono emozioni che ci sono, che proviamo, possono essere piacevoli o spiacevoli, ma non sono sbagliate. Nemmeno il fatto che desideri che lei ti telefoni.
      Io sono l’ultima persona che può giudicare, data la mia esperienza, ma non dimenticare che prima degli altri ci sei comunque tu. Non ti posso dire se è giusto o sbagliato volere che lei torni, nè tanto meno dirti se è giusto o sbagliato perdonarla se te lo chiede.
      Io per la mia esperienza ho imparato che quando do il cuore a una persona, non tornerei mai indietro, anche se, ad esempio, questo “uomo” mi ha fatto solo che male. Però IO so cosa significa offrirsi al prossimo, e so quanto bello è. Detto questo so anche, o meglio, ho anche imparato che questo non vuol dire che uno debba annullarsi per l’altro.
      Riassumo (non sono mai stata brava ad essere concisa): fai quello che ti senti ma NON dimenticarti di te stesso. E puoi farlo solo ascoltandoti, guardandoti allo specchio, parlandoti dentro. Esattamente ciò che io non ho fatto e ora ne pago le conseguenze.
      Buona fortuna, un abbraccio!!

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  3. Solo a me viene da insultarlo, sto tizio? Infanzia difficile un corno. Hai incontrato un grave caso di “Stronzus insuperabilis” e – purtroppo – te ne sei innamorata. So che è dura, ma continua su questa strada, anche se è difficile, anche se fai analisi, anche se continui a sentirti “malata”. Tu non sei malata affatto, non sei sbagliata come lui ha fatto di tutto per farti credere. E’ lui che ha bisogno di cure, ma non per l’infanzia difficile, bensì per lo spropositato egoismo. Ti auguro di incontrare qualcuno che ti faccia provare cosa significa sentirsi veramente amati.

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    • Ciao Ale (perdonami non ho afferrato se sei una Lei o un Lui!!!!!!!!!),
      beh quella dello Stronzus Insuperabilis è eccezionale :D !!!
      Le tue parole mi hanno toccata, ti ringrazio molto, sinceramente lo spero anche io di trovare presto chi mi faccia sentire amata davvero. Anche se lo so che in fondo dipende da me farmi trovare :)
      Grazie ancora!!!

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  4. Grazie Berry condivido appieno…quando una cosa ‘si rompe’ (e poi in modo così brutale) so che non si può più aggiustare…anche se so che nel mio subconscio alle volte rimane una speranza sbagliata di un ritorno…e questo è sbagliato…nelle mie altre due storie importanti a ‘ pappa fatta’ io son sempre sparito e le persone con cui avevo rotto i rapporti col tempo son sempre tornate…con questo non voglio dire che sia una regola sarebbe assurdo….io so solo che la strada migliore per riprendersi da questa cosa è trovare la forza in quello che si fa e nell’andare avanti credendo in se stessi…purtroppo quando si è soli il pensiero spesso finisce lì….e bisogna cercare di tirarsene fuori….Ciao

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  5. Cambiano le circostanze ma le emozioni sono le stesse. Mi hai colpito quando hai detto:

    “Non voglio entrare troppo nei dettagli e scrivere un poema ma semplicemente io l’ho amato così tanto da diventarne dipendente, da incastrarmi sempre di più in un rapporto malato, dove davo tutto a lui e toglievo a me perché lui non era mai contento, sempre insoddisfatto di tutto, dalle cose più importanti a quelle più stupide, da quelle più intime a quelle più superficiali. Aveva da ridire su tutto: com’ero, cosa facevo, cosa dicevo.”

    Non riesci a spiegarti perchè, ma ti ritrovi a vivere nell’ansia di sbagliare, a cercare di misurare ogni emozione per preservare dai litigi il tuo rapporto. Addirittura poni attenzione ai tuoi intercalari e alla lunghezza dei tuoi discorsi perchè senti di non essere capito e vorresti scolpire con precisione ogni parola; soffri nel cuore e non vedi un minimo impegno per cercare di conoscerti dall’unica persona che conta per te: lei ha già abbastanza problemi, e ti dice che tu la trascini nella pesantezza.
    Vivi nell’aspettativa di una cambiamento che non ci potrà mai essere, dai tutto te stesso e non solo non vedi il minimo impegno per te ma addirittura non vedi nemmeno apprezzati i tuoi gesti.
    L’unico cambiamento che arriva è nella tua sicurezza: spendi ogni secondo del tuo tempo per perfezionarti agli occhi dell’altro che invece ha maturato solo l’abitudine a lamentarsi.
    E’ una contestazione continua del tuo modo di essere che non viene compensata da nessun sentimento gratuito.
    Non ti apprezzi più e ti senti impotente; i ricordi felici sono diventati vaghi e il tuo presente è sorretto dall’illusione di qualcosa che vedi solo tu. Difendi costantemente l’oggetto del tuo amore anche da te stesso, e anche se ti senti pugnalato alle spalle non cedi.. mai.
    Chiedi scusa per i tuoi difetti e anche per quelli che ritenevi fossere i tuoi pregi(ormai non lo sono più) e dai ragione a una persona egoista, assetata di sicurezza senza renderti conto che trae la sua forza dal vuoto che fa nascere dentro di te divorando avidamente le tu attenzioni.
    Ormai la dipendenza è diventata reciproca e mentre tu come un tossico in crisi di astinenza di affetto ti ritrovi ad elemosinare la patetica riproduzione di un rapporto, l’egoismo porta il tuo partner a non sentirsi più gratificato dalla tua debole presenza.
    Entrambi soffrite in una gabbia arruginita, ma quando il rapporto va in pezzi solo tu ti ritrovi senza uno straccio di identità… è andata persa e calpestata in quel rapporto con tutto il resto delle tue cose.
    Sei perso e debole anche perchè pur riuscendo a capire che quel rapporto era malato e ti avrebbe portato solo infelicità non riesci a convincere il tuo cuore.

    Sto passando anche io tutto questo.. se te ne parlo è perchè io ho trovato utile non sentirmi solo in questi momenti. Sapere di aver provato qualcosa di normale mi ha aiutato molto.
    Ora provo odio e disprezzo per la mia ex, mi rendo conto che se avessi conservato un briciolo di autostima in più non avrei mai ceduto ad un rapporto tanto squallido con una persona simile.
    Ormai è andata così: cerco di smorzare la mia astinenza puntando su me stesso. Per tanto tempo mi sono chiesto come potessi piacere a chi amo, ora sono finalmente libero di crescere chiedendomi come voglio essere per me stesso. E’ l’unica cosa che non ti toglieranno mai.

    Alcune volte mi manca il calore di un abbraccio o di tenerezze, ma so che è l’astinenza a renderlo necessario ai miei occhi.
    L’amore non è una cosa che ci si deve guadagnare: in quel caso diventa solo ossessione.

    Ci sono giorni davvero difficili in cui il tempo sembra non passare mai ma ricordati sempre che persone come te sono rare da trovare: non ti devi svendere a chi non può capire e apprezzare il tuo valore.

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  6. Martin, hai descritto esattamente il passo nel baratro che io, dopo un anno e mezzo, mi sono accorta appena in tempo di star per fare. E grazie a Dio mi sono fermata in tempo.

    Non possiamo perdere la nostra felicità, per tentare di rendere felice l’altro…perchè la nostra sofferenza distruggerà entrambi a lungo andare. Hai ragione su tutto!

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